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Il porto del lavoro




Il campionato di Formula1, appassionante per alcuni, noioso per altri. Dicono questi ultimi che l’esito delle gare è scontato, vincono sempre gli stessi, per cui le gare sono diventate monotone. Ci sono circuiti in cui non si vede un sorpasso e resta solo da aspettare l’incidente o il guasto meccanico. Insomma, chi ha la macchina più veloce vince, e a quel punto anche il valore del pilota scompare. C’è tuttavia un’incognita, nel caso in cui ci siano almeno due auto equivalenti. è il tempo che si impiega al Pit Stop, ossia durante le soste programmate per rifornimento carburante e cambio gomme. Lì non contano né macchina né pilota, ma l’organizzazione del servizio e la competenza degli operatori che lo realizzano (è un’attività ad altissima partecipazione di uomini), oltre alle tecnologie impiegate ma che probabilmente sono equivalenti da squadra a squadra. Quello che colpisce in queste circostanze è la strettissima coesione e intesa, anche fisica, e il perfetto sincronismo dei movimenti e delle azioni, risaltati dalla macchia di unico colore che l’insieme delle tute compone. 7, 8, 9 secondi .. e tutto è finito e questo produce spesso la vittoria del Gran Premio e magari del titolo mondiale. La sicurezza in tutto questo è essenziale, perché un errore può essere fatale sia agli operatori che al pilota, e persino a coloro che si trovano nei pressi.

Dalla pista ai moli, dallo sport automobilistico all’economia dei trasporti e dei porti.
Navi sempre più tecnologiche e veloci che corrono su rotte planetarie come in circuiti di Formula1, che quando scalano un porto per caricare e scaricare le merci si comportano come una auto da corsa al Pit Stop.

Perché meno tempo si fermano più è efficiente il trasporto e maggiore convenienza quindi c'è per tutti. Quando la nave è ferma subentra allora la produttività del servizio del terminal. Peraltro, se non si onorano i ritmi della nave e i tempi di immobilizzo al molo, scattano le penali, e comunque perde di competitività il porto nel “grande torneo mondiale dei traffici”.
Ma qui nasce il problema. Se si osservasse come in un Gran Premio la squadra che al Terminal portuale fa il suo “Pit Stop”, si vedrebbe che pur intervenendo in un unico ciclo di lavoro che ha bisogno della migliore organizzazione e coesione e della massima sicurezza, le tute dei lavoratori hanno “colori” diversi perché appartengono a imprese diverse.

Questo non accade solo sulla banchina attorno alla nave, ma anche attorno alla merce sbarcata e quando entra in porto per l'imbarco. Un ulteriore numero di operatori con tute di colore diverso si sono mossi, si muovono e si muoveranno all'intorno di quella nave e della relativa merce in transito nel porto per completare il processo portuale, tutti indispensabili anche quelli al di fuori del "paddock-banchina".
La formula vincente per la produttività del porto non è dunque solo quella della produttività del terminal, sia sotto il profilo dei tempi che dei costi operativi: l'insufficiente coordinamento tra amministrazione pubblica addetta alla regolazione e ai controlli dell'attività portuale, oppure tra i servizi tecnico-nautici che accolgono la nave e la conducono alla partenza, l'inefficienza dei sistemi informativi e documentali che seguono la merce, o del sistema di controllo doganale o l'inefficienza dei collegamenti o dei trasporti da e verso l'hinterland possono vanificare l'efficienza  del terminal.

I portuali

Chi sono gli attori del processo portuale? Chi sono "i portuali", oltre quelli che nel senso comune si riconoscono come tali, ossia gli scaricatori o i "camalli" come si dice nel nostro porto? Chi forma quella "squadra" indispensabile per realizzare con successo l'insieme coordinato delle molteplici attività che concorrono a completare un ciclo portuale, dalla nave all'inoltro della merce verso la destinazione e viceversa?

Sono una grandissima varietà e si collocano in cerchi concentrici rispetto alla prossimità con il nucleo centrale del lavoro portuale, che si svolge sul bordo della nave accostata alla banchina.

Una parte di lavoratori appartiene alla "gente di mare", ossia sono immatricolati in Capitaneria di porto con titoli e qualifiche professionali che li autorizzano a svolgere determinate mansioni che presuppongono particolari profili di sicurezza della navigazione:
  • i lavoratori marittimi, dal comandante, agli ufficiali, al nostromo al cuoco, al mozzo e al piccolo di cucina, che formano gli equipaggi delle navi che transitano nel porto, che navigano dentro il porto per fornire servizi di bunkeraggio, di pulizia delle acque, di ritiro dei rifiuti dalle navi, di approvvigionamento vario, di dragaggio, di battellaggio.
  • i piloti del porto, tutti già ufficiali con lunga esperienza di navigazione.
  • i comandanti e i marinai dei rimorchiatori, anch'essi valenti naviganti con esperienze di lungo corso in mare aperto.
  • gli ormeggiatori, anch'essi marinai prima di tutto, perché oltre a legare i cavi alle bitte sui moli, sono abili manovratori con i barchini sotto gli incombenti enormi scafi delle navi.
  • il personale della Capitaneria di porto-Guardia costiera, operativi sia nelle sale supertecnologiche della Torre di controllo, sia negli uffici amministrativi, sia a bordo della flottiglia di imbarcazioni con cui portano soccorso in mare, tutelano l'ambiente marittimo, controllano le imbarcazioni da diporto sulla costa e le navi in transito nel porto.
Una parte di lavoratori appartiene alla Pubblica Amministrazione (anche la Capitaneria, ovviamente), non sono diversi dagli altri dirigenti, funzionari e impiegati pubblici, salvo le specifiche competenze in materia portuale:

Una parte di lavoratori appartiene alla categoria dei "portuali" in senso stretto, ovvero ai dipendenti delle imprese terminaliste o delle imprese che integrano il lavoro dei terminalisti con servizi portuali specifici o con la prestazione di lavoro temporaneo:

  • le figure professionali appartengono a tutti i settori presenti in una moderna azienda industriale: dal amministrazione, al commerciale, all'informatica, alla gestione, selezione e formazione del personale, all'operativo (lato nave, lato piazzali, lato gate); nell'operativo le figure si distinguono tra pianificazione, programmazione, controllo, coordinamento, esecuzione (sulle gru, sui carrelli semoventi a piazzale, sui trattori, per bloccare e sbloccare i contenitori), manutenzione.

Una parte di lavoratori appartiene al vasto mondo delle agenzie marittime, che rappresentano come raccomandatari la nave in transito e il suo armatore e ne curano gli interessi non solo sotto il profilo amministrativo nei confronti delle amministrazioni pubbliche, sotto il profilo operativo nei confronti del terminal dove la nave approda, ma anche commerciale nei confronti degli spedizionieri e dei caricatori e dei ricevitori allo scopo di rendere produttivo lo scalo della nave; oppure come mediatori intermediano tra armatori e caricatori il presso del nolo del trasporto e la compravendita delle navi

Una parte di lavoratori appartiene al vastissimo mondo delle case di spedizione, ossia degli spedizionieri, che rappresentano la merce in transito, ossia ne curano il viaggio dal mittente al destinatario e nel tratto portuale curano quindi i rapporti con le agenzie marittime, i terminalisti, i trasportatori a terra, le dogane, per assicurare alla merce la puntualità, l'economicità e la sicurezza di spedizione.

Entrambe le professioni, di agenti e di spedizionieri, comprendono figure amministrative, commerciali e operative comunque tutte molto orientate a gestire processi complessi e variabili in tempo reale, con una forte propensione alla soluzione del problema e all'assistenza al cliente, spesso in un quadro di relazioni con l'estero che richiedono una buona conoscenza dell'inglese.

Una parte dei lavoratori appartiene al mondo delle professioni, sempre più esercitate all'interno di società, ma che richiedono profili di specializzazione e titoli accademici e professionali specifici: sono gli ingegneri navali, che operano in soccietà di classificazione, in studi di progettazione navale, o come periti navali; sono gli assicuratori e liquidatori di danni; i broker assicurativi; gli avvocati marittimisti; i consulenti in materia di finanza navale o di trading di materie prime; ma sono anche cartografi, biologi, ricercatori in campo marino; ingegneri civili, con studi di progettazione di opere portuali.


 
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