Il porto è bello anche perché è sentito come
vivo, perché è sempre aperto e operoso, 24 ore, 7 giorni su sette, 365 giorni all'anno,
aperto al mare e al vento, come alle navi, agli uomini, alle merci da e per tutto il mondo.
Il porto è bello perché è sentito come
libero, dove il lavoro, seppure soggetto alle regole dell'economia e della proprietà, non è tuttavia anonimo e ripetitivo come a una catena di montaggio. Nel porto il lavoro si rinnova ad ogni nave, ad ogni carico, ad ogni stagione e ad ogni turno, richiede insieme arte individuale e spirito di gruppo, autonomia e socialità.
Il porto è bello perché è
pubblico, è sentito come un bene comune, è di tutti. Le imprese che vi operano ottengono il titolo per farlo e quindi per perseguire i loro interessi privati, solo se li contemperano con gli interessi generali del porto e della collettività rappresentati dall'
Autorità portuale.
Il porto è bello perché è
grande, è un'opera ciclopica che deve riparare dalle mareggiate e deve ospitare in sicurezza navi enormi e assisterle con gru alte da sfidare gli aerei in volo, per imbarcare e sbarcare milioni di tonnellate di merci.
Ma il porto così grande nelle sue strutture e nelle sue attività rivela
al tempo stesso anche la grandezza degli uomini i quali, pur apparendo dei
nani di fronte a tali giganti, li dominano con il lavoro,
l'organizzazione e la tecnologia.
Come per esempio accade quando si
assiste
al lavoro degli
ormeggiatori che
con grande maestria, appresa in secoli di esperienza, imprigionano le
grandi navi di acciaio con "funi" e "chiodi" (i cavi e le bitte), come i
Lillipuziani fecero con il gigante Gulliver.
Genova
non
è il porto più grande del mondo ma è
il porto più bello del mondo e chiunque lo può
scoprire entrandovi in contatto e lo può ammirare
da tutta la città, anch'essa bellissima.
Nonostante
l'espansione e la modernizzazione che
ha conosciuto nell'ultimo secolo, il porto di Genova raccoglie tuttora
le principali funzioni portuali concentrate nella caratteristica ansa
del
bacino Porto
vecchio, che
si apre ad una facile vista dall'area pubblica del Porto
Antico e dai quartieri digradanti del centro città;
ma anche spostandosi a ponente, verso Sampierdarena, Sestri Ponente,
sino a Voltri, le aree e le attività portuali sono facilmente visibili
dai quartieri cresciuti sui pendii e aggettanti
come balconi soleggiati affacciati sul mare e sul porto.
Così, moltissime
strade,
piazze, giardini, terrazze, crose, sono diventati luoghi per osservare e ammirare il
porto (
Panorami dalla città), come mostra l'immagine che segue del Belvedere di Carignano affacciato sull'ingresso del porto e l'area delle riparazioni navali.
Città e porto, a Genova,
sono dunque
pagine dello stesso libro, aperte una di fronte all'altra, ma
mentre la città è aperta, il porto è luogo di lavoro e varco di
frontiera, e perciò fisicamente inaccessibile ai non addetti ai lavori.
Dall'area pubblica del Porto Antico, dai ponti dei traghetti in
partenza e al ritorno dalle vacanze, percorrendo la "sopraelevata"
e dai belvedere e dai monti che cingono la città, cittadini e
turisti avvertono
il fascino delle navi e dei moli, ma non possono
entrarvi direttamente in contatto.
Eppure ci sono luoghi accessibili liberamente dal pubblico nei quali il contatto audiovisivo con il porto è così ravvicinato che pare di assistere in diretta alle attività portuali (
Il porto dal vivo), che si svolge a poche decine e centinaia di metri sotto gli occhi di cittadini e turisti, come mostra l'immagine seguente di persone accomodate al sole di fronte a una nave portacontenitori in lavorazione al
Terminal SECH di Calata Sanità di fronte all'Arena del mare, in testa ai Magazzini del cotone, in
Porto Antico), o come accade se si
visita la Lanterna.